I misteri del “Messia”, il violino più discusso al mondo

A cura di Paola Nola e Tatiana Storchi

Costruito dal Maestro Liutaio Antonio Stradivari, nel 1716, lo strumento oggi chiamato “Messia” ha dato luogo a leggende e interrogativi, alcuni dei quali ancora irrisolti.
Sembra che, insolitamente, il violino sia rimasto nella bottega del Maestro, senza mai essere suonato, fino alla data della sua morte nel 1737. Per una serie di circostanze fortunate, il violino, dopo 300 anni, è giunto a noi in condizioni perfette, come fosse appena uscito dalla bottega del Maestro. In questi tre secoli, è stato suonato solo in rarissime occasioni. Dalla morte di Stradivari il violino è stato venduto diverse volte. Nel 1827 è stato acquistato dal collezionista e mercante Luigi Tarisio, che era alla costante ricerca di strumenti da vendere a Parigi e Londra. Durante i suoi viaggi, Tarisio parlava sempre di uno straordinario Stradivari, “che si può ammirare solo in ginocchio. Non è mai stato suonato ed è così nuovo che è come se fosse uscito oggi dalle mani del Maestro. Un giorno un grande violinista francese, Jean Delphin Alard, impaziente, gli disse: “Ma insomma, il vostro violino è come il Messia degli Ebrei, lo si aspetta sempre ma non appare mai”. Da quel momento il violino è stato chiamato il “Messie”. Dopo la morte di Tarisio, il volino fu acquistato dal liutaio Jean-Baptiste Vuillaume, che ne era talmente affascinato
che ne fece diverse copie.

Infine, dopo vari passaggi di proprietà, il violino è stato acquistato dagli Hill nel 1904 e donato da Hill & Sons nel 1939 all’Ashmolean Museum di Oxford (UK), affinché fosse conservato come “modello dal quale i futuri liutai possano imparare”. Nell’atto di donazione venne inclusa la clausola che lo strumento non venisse mai suonato e non lasciasse mai il Museo. Attualmente il violino è assicurato per 20 milioni di dollari. Durante la sua lunga storia, però, la sua autenticità è stata messa in discussione, generando di conseguenza incertezze sul suo enorme valore. Le numerose copie fatte da Jean-Baptiste Vuillaume hanno suscitato in qualcuno il dubbio che esso fosse opera del liutaio francese e che la sua attribuzione a Stradivari fosse una leggenda.

La disputa si è risolta quando alcuni esperti dendrocronologi hanno potuto studiare lo strumento e in particolare misurare gli anelli di accrescimento della tavola armonica. Confrontando le variazioni degli anelli del Messia con quelle di altri due strumenti prodotti dal Maestro (le due viole Archinto e Kux-Castelbarco) è stata trovata una corrispondenza che ha permesso di datare l’anello più recente presente sulla tavola al 1687. Il legno usato, dunque, è risultato decisamente più antico del periodo di attività di Vuillaume, risalendo ad un’epoca contemporanea ad altri strumenti prodotti da Stradivari.
Naturalmente la datazione del legno permette solo di stabilire il cosiddetto “terminus post quem”, cioè indica che il violino è stato costruito dopo il 1687, poiché in quell’anno la pianta era ancora viva e resceva, ma non può fornire informazioni sulla data di produzione dello strumento.

Per determinare l’autenticità dell’opera vengono infatti utilizzati molti altri caratteri, come lo stile, le dimensioni, le modalità di decorazione, le vernici e altro ancora. La datazione dendrocronologica, però, permette di individuare falsi, copie o errate attribuzioni quando il “terminus post quem” risulta successivo alla morte di un determinato autore. Sebbene gli studi effettuati abbiano fatto luce sulla paternità del Messia, alcuni aspetti dei violini prodotti da Stradivari sono tutt’oggi circondati dal mistero. In particolare si sta ancora studiando che cosa renda il suono di questi strumenti così unico e inimitabile, cercando di ricostruire le caratteristiche del legno utilizzato, i trattamenti a cui veniva sottoposto prima della lavorazione, così come la composizione delle vernici che completavano l’opera.
Forse il loro fascino deriva anche dal fatto che non tutto è stato spiegato!

I commenti sono chiusi.